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martedì 28 aprile 2015
giovedì 23 aprile 2015
martedì 11 giugno 2013
TRAMilano
AtlasLab: Atlanti per la comunicazione del territorio
Gli Atlanti sono format comunicativi,
dispositivi multimediali per la comunicazione del territorio.
La comunicazione del territorio richiede strumenti di interfacciamento
là dove l’ambiente urbano quotidiano appare muto, incomunicante.
Gli Atlanti raccolgono sistemi descrittori di percorsi:
mappe, guide, video brevi, documenti visivi, segnaletiche minime.
Sono progetti di percorsi non consueti, non convenzionali
ma dettati dall’osservazione, dall’immaginario, dalla memoria, da suggestioni diverse: pretesti per [...]
Un Atlante delle identità non risolve i problemi del territorio, è solo uno strumento per una ‘navigazione’ più consapevole, o forse anche altro. L’Atlante è il racconto di un’esplorazione, come la figura mitica da cui prende il nome, sostiene la realtà e la tiene insieme, la inserisce in una visione coerente, le fornisce senso. Appunti [...]
giovedì 15 dicembre 2011
mercoledì 16 novembre 2011
martedì 27 settembre 2011
sabato 17 settembre 2011
Mente e paesaggio. Una teoria della vivibilità

di Vittoria Azzarita
Rubrica: Libri
Parole chiave: paesaggio, sviluppo sostenibile
Post Pensieri dislocati (per un ulteriore riferimento a Ugo Morelli)
Un rapporto non semplice da definire, costituito da numerosi punti di luce e ombra, lega l’uomo al paesaggio. Entità al contempo astratta e concreta, il paesaggio rappresenta lo spazio fisico e mentale con il quale gli individui sono chiamati a confrontarsi e a interagire durante l’intero arco della loro vita, dalla nascita alla morte. Ma affinché tale relazione sia nuovamente possibile è necessario che la mente umana ri-acquisti la sua capacità di pensare il paesaggio e con essa la consapevolezza dei limiti umani e delle conseguenze delle nostre azioni. E’ quanto traspare dal volume “Mente e Paesaggio” di Ugo Morelli, presidente del Comitato scientifico della Scuola per il governo del territorio e del paesaggio presso la Trentino School of Management.
Scorrendo le pagine del libro, appare chiaro come gli uomini, abituati a considerare la natura una forza ostile da combattere e sopraffare pur di garantire la sopravvivenza della specie, abbiano preferito adottare una posizione di superiorità rispetto all’ambiente circostante, in nome della quale hanno creduto di poter sfruttare la totalità delle risorse naturali a loro disposizione, ignari dell’insensatezza di un simile comportamento.
La percezione dei propri limiti più che fungere da argine – e contenere, quindi, l’istinto alla distruzione e all’auto-distruzione che ci caratterizza -, ha svolto il ruolo opposto trasformando gli uomini in esseri sopra le parti che hanno smesso di riconoscersi come parte del tutto. L’uso indiscriminato del paesaggio ha portato alla gravità della situazione attuale, testimoniata da cifre e dati che identificano proprio la nostra presenza come il principale nemico dell’ecosistema di cui facciamo parte. Ammaliati dall’idea di potenza e stregati da un sistema economico e sociale fondato sull’equivalenza tra produzione e ricchezza, gli abitanti dei cosiddetti paesi del Primo Mondo – circa un miliardo di persone – fanno registrare un tasso di consumo 32 volte superiore rispetto ai cinque miliardi e mezzo di individui che popolano il resto della Terra. Ciò significa che se tutta la popolazione del nostro pianeta raggiungesse gli stessi livelli di consumo, sarebbe come se la popolazione mondiale “divenisse immediatamente di 72 miliardi di persone rispetto ai 6,5 attuali”, con l’aggravante che la quasi totalità degli studiosi sono concordi nel ritenere che la capacità di carico massima che il nostro pianeta è in grado di sopportare sia pari a 9 miliardi di abitanti.
Secondo l’autore c’è una sola soluzione possibile per evitare una fine catastrofica e conquistare una rinnovata vivibilità presente e futura. Tale soluzione non consiste nel negare a Paesi come l’Africa, la Cina, l’India, l’accesso a condizioni di vita migliori rispetto a quelle attuali, ma passa attraverso tre decisive trasformazioni che riguardano soprattutto il modo di pensare e agire della minoranza ricca e consumistica del pianeta, e che possono essere così sintetizzate: formare una comunità di individui capaci di assumersi la responsabilità del presente e di comprendere che la nozione di crescita non può più coincidere con l’idea di progresso propria del capitalismo; elaborare un insieme di norme e regolamenti che sappiano attribuire la giusta valenza al paesaggio e alla sua tutela e valorizzazione; adottare un approccio interdisciplinare che combini l’apporto di discipline diverse – quali l’urbanistica, l’architettura, l’ingegneria, l’economia, la psicologia – al fine di trovare nuove vie d’uscita da problemi che rischiano di minare ogni giorno di più l’incolumità globale della Terra. Per rendere queste trasformazioni reali serve un impegno tripartito tra istituzioni, centri di ricerca e formazione, e singoli individui, perché “la ricerca della vivibilità e della bellezza del paesaggio come spazio di vita esige la responsabilità dell’educazione propria e altrui […] Abitiamo tacitamente un framing che ci fa vivere il vincolo, il limite, la vulnerabilità, come fattori negativi e problematici. Eppure possiamo creare noi stessi mentre creiamo il paesaggio solo perché siamo mancanti, vincolati e capaci di elaborare il limite che ci consente il margine di creatività necessaria. Si rende perciò necessario delineare una nuova cornice che ci consenta di riconoscere le possibilità insite nel vincolo”.
Non si tratta semplicemente di cambiare idea a proposito del paesaggio, del clima, dell’ambiente, ma di cambiare le nostre idee più consolidate e di adottare una nuova scala temporale capace di farci comprendere che il presente non si esaurisce nell’oggi, ma continua nel futuro.
Mente e paesaggio
Una teoria della vivibilità
Ugo Morelli
Bollati Boringhieri, 2011
Euro 16,00
venerdì 16 settembre 2011
Urban Experience
Urban Experience è un ambito di progettazione e di azione per giocare le città attraverso la creatività sociale delle reti. Per reinventare spazio pubblico, tra web e territorio.
Urban Experience nasce nel 2010 a Roma ( ma la sua progettualità si estende negli anni, come durante le Olimpiadi Invernali di Torino 2006, dove fu inventato il format del geoblog, prima dell’avvento di googlemaps) caratterizzandosi in un inedito mix di marketing territoriale e di happening sensoriale. Ciò si sta sviluppando grazie alla sperimentazione di alcuni format di comunicazione innovativi che hanno visto l’adesione e la sponsorizzazione di alcuni partner significativi quali il Comune di Roma, Regione Lazio, Terna e la Ford.
Urban Experience riguarda una progettualità che comporta lo sviluppo di format di comunicazione pubblica interattiva, non solo attività spettacolari ed educative (come i laboratori multimediali per bambini a Corviale e le azioni radioguidate in città, tra cui la “esplorazione” del Forte Portuense) ma una precisa considerazione sui nuovi possibili modelli di sviluppo basati sull’uso creativo della città (dalla mobilità urbana, con l’uso di social network per ottimizzare i flussi urbani, alla progettazione urbanistica partecipata).
Tra i format sviluppati si può citare, ad esempio, il “Pecorino Experience” e il “Walkshow”.
Due happening che Urban Experience ha realizzato per creare le condizioni per cui l’utente possa essere più attivo e partecipe.
“Pecorino Experience” è una degustazione radioguidata di pecorino, ideata dalla compagnia teatrale Koiné, durante la quale un attore in cuffia conduce letteralmente il consumatore/visitatore in un’azione partecipativa per l’esplorazione del gusto del pecorino selezionato.
Si rimanda al video di una azione di performing media durante l’Opening di Performing Roma (al Tempio di Adriano) e Memorie di Pietra a Viterbo (per la promozione della Via Francigena in collaborazione con la Regione Lazio nel 2009).
I walkshow sono delle passeggiate radioguidate con soluzioni performative: conversazioni- esplorazioni partecipate.
Agire nella città ( e anche in contesti extraurbani) per esplorazioni che permettano di coniugare le dinamiche partecipative con quelle di una spettacolarità senza rappresentazione.
Passeggiate basate sull’uso d soluzioni radio whisper a raggio corto. Si tratta di non fare spettacolo nella città ma rilevare lo “spettacolo della città”.
Interventi tesi a interpretare le criticità del territorio, secondo strategie di urbanistica partecipativa, o scoprire angoli nascosti, o visitare luoghi (centri di ricerca, imprese, istituzioni, musei, biblioteche,…) dove si pratica innovazione, incontrando i protagonisti. Eventi disseminati, improvvisi, come nelle smart mob, le auto-convocazioni promosse via social network.
Azioni supportate dall’uso di bluetooth, mobtag, applicazioni per il mobile, mappate su geoblog e tracciate via GPS. L’ultimo esempio di questo format è stato il “Walkshow architettura 2.0” al Flaminio.
Su urbanexperience.it, questo social network artigianale, si promuovono questi nuovi ambiti di progettazione culturale, rivolta all’interazione tra web e territorio, secondo le linee di ricerca di nuovi format del performing media.
Urban Experience è una piattaforma funzionale all’auto-organizzazione (come per la partecipazione attiva agli eventi promossi) e alla riflessione sulla creatività sociale inscritta nelle nuove esperienze di cittadinanza digitale.
Partecipa ai gruppi di discussione già attivi (ne puoi proporre di nuovi) ma per pubblicare c’è bisogno di un’approvazione, nel caso scrivici a info@urbanexperience.it
Urban Experience nasce nel 2010 a Roma ( ma la sua progettualità si estende negli anni, come durante le Olimpiadi Invernali di Torino 2006, dove fu inventato il format del geoblog, prima dell’avvento di googlemaps) caratterizzandosi in un inedito mix di marketing territoriale e di happening sensoriale. Ciò si sta sviluppando grazie alla sperimentazione di alcuni format di comunicazione innovativi che hanno visto l’adesione e la sponsorizzazione di alcuni partner significativi quali il Comune di Roma, Regione Lazio, Terna e la Ford.
Urban Experience riguarda una progettualità che comporta lo sviluppo di format di comunicazione pubblica interattiva, non solo attività spettacolari ed educative (come i laboratori multimediali per bambini a Corviale e le azioni radioguidate in città, tra cui la “esplorazione” del Forte Portuense) ma una precisa considerazione sui nuovi possibili modelli di sviluppo basati sull’uso creativo della città (dalla mobilità urbana, con l’uso di social network per ottimizzare i flussi urbani, alla progettazione urbanistica partecipata).
Tra i format sviluppati si può citare, ad esempio, il “Pecorino Experience” e il “Walkshow”.
Due happening che Urban Experience ha realizzato per creare le condizioni per cui l’utente possa essere più attivo e partecipe.
“Pecorino Experience” è una degustazione radioguidata di pecorino, ideata dalla compagnia teatrale Koiné, durante la quale un attore in cuffia conduce letteralmente il consumatore/visitatore in un’azione partecipativa per l’esplorazione del gusto del pecorino selezionato.
Si rimanda al video di una azione di performing media durante l’Opening di Performing Roma (al Tempio di Adriano) e Memorie di Pietra a Viterbo (per la promozione della Via Francigena in collaborazione con la Regione Lazio nel 2009).
I walkshow sono delle passeggiate radioguidate con soluzioni performative: conversazioni- esplorazioni partecipate.
Agire nella città ( e anche in contesti extraurbani) per esplorazioni che permettano di coniugare le dinamiche partecipative con quelle di una spettacolarità senza rappresentazione.
Passeggiate basate sull’uso d soluzioni radio whisper a raggio corto. Si tratta di non fare spettacolo nella città ma rilevare lo “spettacolo della città”.
Interventi tesi a interpretare le criticità del territorio, secondo strategie di urbanistica partecipativa, o scoprire angoli nascosti, o visitare luoghi (centri di ricerca, imprese, istituzioni, musei, biblioteche,…) dove si pratica innovazione, incontrando i protagonisti. Eventi disseminati, improvvisi, come nelle smart mob, le auto-convocazioni promosse via social network.
Azioni supportate dall’uso di bluetooth, mobtag, applicazioni per il mobile, mappate su geoblog e tracciate via GPS. L’ultimo esempio di questo format è stato il “Walkshow architettura 2.0” al Flaminio.
Su urbanexperience.it, questo social network artigianale, si promuovono questi nuovi ambiti di progettazione culturale, rivolta all’interazione tra web e territorio, secondo le linee di ricerca di nuovi format del performing media.
Urban Experience è una piattaforma funzionale all’auto-organizzazione (come per la partecipazione attiva agli eventi promossi) e alla riflessione sulla creatività sociale inscritta nelle nuove esperienze di cittadinanza digitale.
Partecipa ai gruppi di discussione già attivi (ne puoi proporre di nuovi) ma per pubblicare c’è bisogno di un’approvazione, nel caso scrivici a info@urbanexperience.it
giovedì 15 settembre 2011
Paesaggio Culturale Italiano
Paesaggio Culturale Italiano Srl nasce nell'Estate 2009 con l'obiettivo di organizzare una rete nazionale, ed internazionale, costituita da elementi di interesse turistico e luoghi che, per importanza sul piano storico-testimoniale, architettonico e di richiamo dell'identità anche sotto il profilo economico e sociale, si prestino a svolgere un ruolo di primo piano anche come meta di viaggio nell'ambito delle politiche di turismo responsabile e sviluppo sostenibile, valendosi dell'esperienza trentennale di Viaggi dell'Elefante SpA.
L'idea è quella di creare un'offerta turistica e culturale di riferimento con l'obiettivo di legare il turismo a dei parametri di qualità e sostenibilità in coerenza con il Piano di azione per il turismo sostenibile elaborato a Johannesburg nel 2002, con la Convenzione Europea del Paesaggio e con le Convenzioni Unesco finalizzate alla salvaguardia, alla promozione e alla valorizzazione del patrimonio culturale (materiale e immateriale), naturale e delle espressioni della diversità culturale.
Il fine è quello di associare gli elementi di eccellenza presenti sul territorio (culturali, produttivi e ambientali) ad una rete coordinata e funzionale finalizzata alla tutela ed alla fruizione corretta del paesaggio culturale (urbano, rurale, produttivo, patrimonio immateriale), come pure alla conservazione e valorizzazione delle identità culturali e produttive locali.
E' nostra intenzione offrire l'opportunità di fare parte di una rete oltre che locale, nazionale, che abbia i requisiti qualitativi essenziali per essere offerta in modo organizzato anche sui mercati internazionali.
In questo contesto, oltre alla sensibilità personale, è quindi fondamentale considerare anche il punto di vista imprenditoriale per cui il territorio è una fonte economica non rinnovabile e quindi da proteggere. Un esempio quindi di sviluppo sostenibile che coinvolga ed leghi le realtà produttive e culturali attraverso la promozione e l'esperienza turistica.
Un approccio che integri il turismo culturale alla conservazione dei beni culturali e dell'ambiente, mettendo in risalto la stretta relazione fra sviluppo turistico, crescita economica e conservazione del patrimonio culturale ed ambientale, è essenziale per la promozione di forme di turismo responsabile.
In questo ambito si inseriscono perfettamente I Parchi Letterari® dal momento che il turismo culturale guarda con attenzione anche al Patrimonio Immateriale attraverso la promozione di manifestazioni finalizzate alla valorizzazione della letteratura orale e scritta, delle cerimonie, delle tradizioni imprenditoriali, artigianali ed enogastronomiche.
La salvaguardia e alla valorizzazione dei luoghi dell'ispirazione letteraria nati dall'idea e dall'opera di Stanislao Nievo, sono elementi di grande importanza per promuovere nel territorio nazionale e internazionale la conoscenza del nostro paesaggio culturale nel suo complesso, facendone allo stesso tempo un motore economico.
Sono i luoghi stessi che comunicano le medesime sensazioni che hanno ispirato tanti autori per le loro opere e che i Parchi intendono fare rivivere al visitatore elaborando interventi che ricordano l'autore, la sua ispirazione e la sua creatività, attraverso la valorizzazione dell'ambiente, della storia e delle tradizioni di chi quel luogo abita.
Un metodo di interpretazione dello spazio che consente di reinterpretare il territorio e di dare un significato ai luoghi in un equilibrato connubio tra paesaggio, patrimonio culturale e attività economiche.
Il lettore diventa visitatore e dispone così di una chiave di lettura che stimola la visita di località altrimenti considerate solo per il loro panorama, e partecipa alla loro salvaguardia.
Per questi motivi I Parchi Letterari® sono fatti di accoglienza, di visite guidate, di eventi spettacolarizzati, e prevedano la possibilità di coinvolgere anche le realtà imprenditoriali identificative dall'enogastronomia all'artigianato.
La letteratura diventa anche un mezzo per contribuire a tutelare l'ambiente inteso come luogo dell'ispirazione; un metodo originale che attraverso gli autori interpreta i luoghi come insieme di risorse ambientali,sociali, storiche, artistiche e di tradizioni. Uno strumento di sviluppo sostenibile che gratifichi il territorio e distribuisca benefici socio-economici attraverso un indotto diversificato.
I Principi lungo i quali ci muoviamo sono:
Cooperazione
Con la realizzazione di partnership sul territorio di riferimento
Adattamento al territorio
Attraverso il bilanciamento delle necessità dei residenti e dei visitatori
Esperienza e Paesaggio Vivente
Il visitatore non vuole sapere solo nomi e date, ma interpretare il territorio e farne parte. E' importante quindi che la promozione e la realtà visitata lo coinvolgano attraverso tutti e cinque i sensi.
Qualità ed Autenticità
La qualità dei servizi è un ingrediente essenziale per introdurre alla storia, alla cultura ed al paesaggio di un territorio. Ciò che il visitatore vuole scoprire o riscoprire è il perché quel territorio debba essere considerato unico rispetto a tanti altri nel mondo e perché valga la pena andarlo non solo visitare, ma rivivere.
Salvaguardia e Protezione
Le risorse culturali, storiche e naturali di una comunità sono uniche e insostituibili. Se il Paesaggio Culturale è al centro dei piani per sviluppare il turismo, è essenziale che sia protetto attraverso una politica condivisa di recupero e tutela.
Allo stesso modo, sono importanti la riscoperta e la valorizzazione delle tradizioni locali che del territorio raccontano la storia e restituiscono alla popolazione la propria identità culturale.
Stanislao de Marsanich
AD Paesaggio Culturale Italiano Srl
L'idea è quella di creare un'offerta turistica e culturale di riferimento con l'obiettivo di legare il turismo a dei parametri di qualità e sostenibilità in coerenza con il Piano di azione per il turismo sostenibile elaborato a Johannesburg nel 2002, con la Convenzione Europea del Paesaggio e con le Convenzioni Unesco finalizzate alla salvaguardia, alla promozione e alla valorizzazione del patrimonio culturale (materiale e immateriale), naturale e delle espressioni della diversità culturale.
Il fine è quello di associare gli elementi di eccellenza presenti sul territorio (culturali, produttivi e ambientali) ad una rete coordinata e funzionale finalizzata alla tutela ed alla fruizione corretta del paesaggio culturale (urbano, rurale, produttivo, patrimonio immateriale), come pure alla conservazione e valorizzazione delle identità culturali e produttive locali.
E' nostra intenzione offrire l'opportunità di fare parte di una rete oltre che locale, nazionale, che abbia i requisiti qualitativi essenziali per essere offerta in modo organizzato anche sui mercati internazionali.
In questo contesto, oltre alla sensibilità personale, è quindi fondamentale considerare anche il punto di vista imprenditoriale per cui il territorio è una fonte economica non rinnovabile e quindi da proteggere. Un esempio quindi di sviluppo sostenibile che coinvolga ed leghi le realtà produttive e culturali attraverso la promozione e l'esperienza turistica.
Un approccio che integri il turismo culturale alla conservazione dei beni culturali e dell'ambiente, mettendo in risalto la stretta relazione fra sviluppo turistico, crescita economica e conservazione del patrimonio culturale ed ambientale, è essenziale per la promozione di forme di turismo responsabile.
In questo ambito si inseriscono perfettamente I Parchi Letterari® dal momento che il turismo culturale guarda con attenzione anche al Patrimonio Immateriale attraverso la promozione di manifestazioni finalizzate alla valorizzazione della letteratura orale e scritta, delle cerimonie, delle tradizioni imprenditoriali, artigianali ed enogastronomiche.
La salvaguardia e alla valorizzazione dei luoghi dell'ispirazione letteraria nati dall'idea e dall'opera di Stanislao Nievo, sono elementi di grande importanza per promuovere nel territorio nazionale e internazionale la conoscenza del nostro paesaggio culturale nel suo complesso, facendone allo stesso tempo un motore economico.
Sono i luoghi stessi che comunicano le medesime sensazioni che hanno ispirato tanti autori per le loro opere e che i Parchi intendono fare rivivere al visitatore elaborando interventi che ricordano l'autore, la sua ispirazione e la sua creatività, attraverso la valorizzazione dell'ambiente, della storia e delle tradizioni di chi quel luogo abita.
Un metodo di interpretazione dello spazio che consente di reinterpretare il territorio e di dare un significato ai luoghi in un equilibrato connubio tra paesaggio, patrimonio culturale e attività economiche.
Il lettore diventa visitatore e dispone così di una chiave di lettura che stimola la visita di località altrimenti considerate solo per il loro panorama, e partecipa alla loro salvaguardia.
Per questi motivi I Parchi Letterari® sono fatti di accoglienza, di visite guidate, di eventi spettacolarizzati, e prevedano la possibilità di coinvolgere anche le realtà imprenditoriali identificative dall'enogastronomia all'artigianato.
La letteratura diventa anche un mezzo per contribuire a tutelare l'ambiente inteso come luogo dell'ispirazione; un metodo originale che attraverso gli autori interpreta i luoghi come insieme di risorse ambientali,sociali, storiche, artistiche e di tradizioni. Uno strumento di sviluppo sostenibile che gratifichi il territorio e distribuisca benefici socio-economici attraverso un indotto diversificato.
I Principi lungo i quali ci muoviamo sono:
Cooperazione
Con la realizzazione di partnership sul territorio di riferimento
Adattamento al territorio
Attraverso il bilanciamento delle necessità dei residenti e dei visitatori
Esperienza e Paesaggio Vivente
Il visitatore non vuole sapere solo nomi e date, ma interpretare il territorio e farne parte. E' importante quindi che la promozione e la realtà visitata lo coinvolgano attraverso tutti e cinque i sensi.
Qualità ed Autenticità
La qualità dei servizi è un ingrediente essenziale per introdurre alla storia, alla cultura ed al paesaggio di un territorio. Ciò che il visitatore vuole scoprire o riscoprire è il perché quel territorio debba essere considerato unico rispetto a tanti altri nel mondo e perché valga la pena andarlo non solo visitare, ma rivivere.
Salvaguardia e Protezione
Le risorse culturali, storiche e naturali di una comunità sono uniche e insostituibili. Se il Paesaggio Culturale è al centro dei piani per sviluppare il turismo, è essenziale che sia protetto attraverso una politica condivisa di recupero e tutela.
Allo stesso modo, sono importanti la riscoperta e la valorizzazione delle tradizioni locali che del territorio raccontano la storia e restituiscono alla popolazione la propria identità culturale.
Stanislao de Marsanich
AD Paesaggio Culturale Italiano Srl
giovedì 25 agosto 2011
sabato 23 luglio 2011
venerdì 22 luglio 2011
Nonluoghi
8Il neologismo nonluogo definisce due concetti complementari ma assolutamente distinti: da una parte quegli spazi costruiti per un fine ben specifico (solitamente di trasporto, transito, commercio, tempo libero e svago) e dall'altra il rapporto che viene a crearsi fra gli individui e quegli stessi spazi.
Marc Augé definisce i nonluoghi in contrapposizione ai luoghi antropologici, quindi tutti quegli spazi che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici. Fanno parte dei nonluoghi sia le strutture necessarie per la circolazione accelerata delle persone e dei beni (autostrade, svincoli e aeroporti), sia i mezzi di trasporto, i grandi centri commerciali, i campi profughi, eccetera. Spazi in cui milioni di individualità si incrociano senza entrare in relazione sospinti o dal desiderio frenetico di consumare o di accelerare le operazioni quotidiane o come porta di accesso ad un cambiamento (reale o simbolico). I nonluoghi sono prodotti della società della surmodernità, incapace di integrare in sé i luoghi storici confinandoli e banalizzandoli in posizioni limitate e circoscritte alla stregua di "curiosità" o di "oggetti interessanti". Simili eppure diversi: le differenze culturali massificate, in ogni centro commerciale possiamo trovare cibo cinese, italiano, messicano e magrebino. Ognuno con un proprio stile e caratteristiche proprie nello spazio assegnato. Senza però contaminazioni e modificazioni prodotte dal nonluogo. Il mondo con tutte le sue diversità è tutto racchiuso lì.
I nonluoghi sono incentrati solamente sul presente e sono altamente rappresentativi della nostra epoca, che è caratterizzata dalla precarietà assoluta (non solo nel campo lavorativo), dalla provvisorietà, dal transito e dal passaggio e da un individualismo solitario. Le persone transitano nei nonluoghi ma nessuno vi abita.
I luoghi e i nonluoghi sono sempre altamente interlegati e spesso è difficile distinguerli. Raramente esistono in "forma pura": non sono semplicemente uno l'opposto dell'altro, ma fra di essi vi è tutta una serie di sfumature. In generale però sono gli spazi dello standard, in cui nulla è lasciato al caso tutto al loro interno è calcolato con precisione il numero di decibel, dei lum, la lunghezza dei percorsi, la frequenza dei luoghi di sosta, il tipo e la quantità di informazione. Sono l'esempio esistente di un luogo in cui si concretizza il sogno della "macchina per abitare", spazi ergonomici efficienti e con un altissimo livello di comodità tecnologica (porte, illuminazione, acqua automatiche). Nonostante questa omogeneizzazione i nonluoghi solitamente non sono vissuti con noia ma con una valenza positiva (l'esempio di questo successo è il "franchising" ovvero la ripetizione infinita di strutture commerciali simili tra loro). Gli utenti poco si preoccupano del fatto che i centri commerciali siano tutti uguali, godendo della sicurezza prodotta dal poter trovare in qualsiasi angolo del globo la propria catena di ristoranti preferita o la medesima disposizione degli spazi all'interno di un aeroporto.
Da qui uno dei paradossi dei nonluoghi: il viaggiatore di passaggio smarrito in un paese sconosciuto si ritrova solamente nell'anonimato delle autostrade, delle stazioni di servizio e degli altri nonluoghi.
Il rapporto fra nonluoghi e i suoi abitanti avviene solitamente tramite simboli (parole o voci preregistrate). L'esempio lampante sono i cartelli affissi negli aeroporti vietato fumare oppure non superare la linea bianca davanti agli sportelli. L'individuo nel nonluogo perde tutte le sue caratteristiche e i ruoli personali per continuare ad esistere solo ed esclusivamente come cliente o fruitore. Il suo unico ruolo è quello dell'utente, questo ruolo è definito da un contratto più o meno tacito che si firma con l'ingresso nel nonluogo.
Le modalità d'uso dei nonluoghi sono destinate all'utente medio, all'uomo generico, senza distinzioni. Non più persone ma entità anonime: Il cliente conquista dunque il proprio anonimato solo dopo aver fornito la prova della sua identità, solo dopo aver, in qualche modo, controfirmato il contratto. Non vi è una conoscenza individuale, spontanea ed umana. Non vi è un riconoscimento di un gruppo sociale, come siamo abituati a pensare nel luogo antropologico. Una volta l'uomo aveva una anima e un corpo, oggi ha bisogno anche di un passaporto, altrimenti non viene trattato da essere umano così scriveva il novelliere e saggista Stefan Zweig: da quel tempo il processo di disindividualizzazione della persona è andato via via progredendo.
Si è socializzati, identificati e localizzati solo in occasione dell'entrata o dell'uscita (o da un'altra interazione diretta) nel/dal nonluogo, per il resto del tempo si è soli e simili a tutti gli altri utenti/passeggeri/clienti che si ritrovano a recitare una parte che implica il rispetto delle regole. La società che si vuole democratica non pone limiti all'accesso ai nonluoghi, a patto che si rispettino una serie di regole: poche e ricorrenti. Farsi identificare come utenti solvibili (e quindi accettabili), attendere il proprio turno, seguire le istruzioni, fruire del prodotto e pagare.
Anche il concetto di "viaggio" è stato pesantemente attaccato dalla surmodernità: grandi "nonluoghi" posseggono ormai la medesima attrattività turistica di alcuni monumenti storici. A proposito del più grande centro commerciale degli Stati Uniti d'America, il "Mall of America", che richiama oltre 40 milioni di visitatori ogni anno (molti dei quali ci entrano nel corso di un giro turistico), scrive il critico Michael Crosbie nella rivista Progressive Architecture: si va al Mall of America con la stessa religiosa devozione con cui i Cattolici vanno in Vaticano, i Musulmani alla Mecca, i giocatori di azzardo a Las Vegas, i bambini a Disneyland. Anche i centri storici delle città europee si stanno sempre di più omologando, con i medesimi negozi e ristoranti, il medesimo modo di vivere delle persone e addirittura gli stessi artisti di strada. L'identità storica delle città ridotta a stereotipo di richiamo turistico.
L'identificazione dei centri commerciali come nonluoghi, tuttavia, è stata oggetto di messe a fuoco distinte da quella di Marc Augé: una ricerca effettuata in Italia su un vasto campione di studenti delle scuole superiori (Lazzari & Jacono, 2010) ha mostrato come i centri commerciali siano uno dei punti di ritrovo d'elezione per gli adolescenti, che li pongono al terzo posto delle proprie preferenze d'incontro dopo casa e bar. Secondo Marco Lazzari i "nativi digitali" sono nativi anche rispetto ai centri commerciali, nel senso che non li percepiscono come una cosa altra da sé: sfuggendo la retorica del nonluogo e ogni snobismo intellettuale, i ragazzi sentono il centro commerciale come un luogo vero e proprio, di frequentazione non casuale e non orientata soltanto all'acquisto, dove si può esprimere la socialità, incontrare gli amici e praticare con loro attività divertenti e interessanti. Lo stesso Augé, in effetti, ha successivamente convenuto che "qualche forma di legame sociale può emergere ovunque: i giovani che si incontrano regolarmente in un ipermercato, per esempio, possono fare di esso un punto di incontro e inventarsi così un luogo".
Da wikipedia
Marc Augé definisce i nonluoghi in contrapposizione ai luoghi antropologici, quindi tutti quegli spazi che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici. Fanno parte dei nonluoghi sia le strutture necessarie per la circolazione accelerata delle persone e dei beni (autostrade, svincoli e aeroporti), sia i mezzi di trasporto, i grandi centri commerciali, i campi profughi, eccetera. Spazi in cui milioni di individualità si incrociano senza entrare in relazione sospinti o dal desiderio frenetico di consumare o di accelerare le operazioni quotidiane o come porta di accesso ad un cambiamento (reale o simbolico). I nonluoghi sono prodotti della società della surmodernità, incapace di integrare in sé i luoghi storici confinandoli e banalizzandoli in posizioni limitate e circoscritte alla stregua di "curiosità" o di "oggetti interessanti". Simili eppure diversi: le differenze culturali massificate, in ogni centro commerciale possiamo trovare cibo cinese, italiano, messicano e magrebino. Ognuno con un proprio stile e caratteristiche proprie nello spazio assegnato. Senza però contaminazioni e modificazioni prodotte dal nonluogo. Il mondo con tutte le sue diversità è tutto racchiuso lì.
I nonluoghi sono incentrati solamente sul presente e sono altamente rappresentativi della nostra epoca, che è caratterizzata dalla precarietà assoluta (non solo nel campo lavorativo), dalla provvisorietà, dal transito e dal passaggio e da un individualismo solitario. Le persone transitano nei nonluoghi ma nessuno vi abita.
I luoghi e i nonluoghi sono sempre altamente interlegati e spesso è difficile distinguerli. Raramente esistono in "forma pura": non sono semplicemente uno l'opposto dell'altro, ma fra di essi vi è tutta una serie di sfumature. In generale però sono gli spazi dello standard, in cui nulla è lasciato al caso tutto al loro interno è calcolato con precisione il numero di decibel, dei lum, la lunghezza dei percorsi, la frequenza dei luoghi di sosta, il tipo e la quantità di informazione. Sono l'esempio esistente di un luogo in cui si concretizza il sogno della "macchina per abitare", spazi ergonomici efficienti e con un altissimo livello di comodità tecnologica (porte, illuminazione, acqua automatiche). Nonostante questa omogeneizzazione i nonluoghi solitamente non sono vissuti con noia ma con una valenza positiva (l'esempio di questo successo è il "franchising" ovvero la ripetizione infinita di strutture commerciali simili tra loro). Gli utenti poco si preoccupano del fatto che i centri commerciali siano tutti uguali, godendo della sicurezza prodotta dal poter trovare in qualsiasi angolo del globo la propria catena di ristoranti preferita o la medesima disposizione degli spazi all'interno di un aeroporto.
Da qui uno dei paradossi dei nonluoghi: il viaggiatore di passaggio smarrito in un paese sconosciuto si ritrova solamente nell'anonimato delle autostrade, delle stazioni di servizio e degli altri nonluoghi.
Il rapporto fra nonluoghi e i suoi abitanti avviene solitamente tramite simboli (parole o voci preregistrate). L'esempio lampante sono i cartelli affissi negli aeroporti vietato fumare oppure non superare la linea bianca davanti agli sportelli. L'individuo nel nonluogo perde tutte le sue caratteristiche e i ruoli personali per continuare ad esistere solo ed esclusivamente come cliente o fruitore. Il suo unico ruolo è quello dell'utente, questo ruolo è definito da un contratto più o meno tacito che si firma con l'ingresso nel nonluogo.
Le modalità d'uso dei nonluoghi sono destinate all'utente medio, all'uomo generico, senza distinzioni. Non più persone ma entità anonime: Il cliente conquista dunque il proprio anonimato solo dopo aver fornito la prova della sua identità, solo dopo aver, in qualche modo, controfirmato il contratto. Non vi è una conoscenza individuale, spontanea ed umana. Non vi è un riconoscimento di un gruppo sociale, come siamo abituati a pensare nel luogo antropologico. Una volta l'uomo aveva una anima e un corpo, oggi ha bisogno anche di un passaporto, altrimenti non viene trattato da essere umano così scriveva il novelliere e saggista Stefan Zweig: da quel tempo il processo di disindividualizzazione della persona è andato via via progredendo.
Si è socializzati, identificati e localizzati solo in occasione dell'entrata o dell'uscita (o da un'altra interazione diretta) nel/dal nonluogo, per il resto del tempo si è soli e simili a tutti gli altri utenti/passeggeri/clienti che si ritrovano a recitare una parte che implica il rispetto delle regole. La società che si vuole democratica non pone limiti all'accesso ai nonluoghi, a patto che si rispettino una serie di regole: poche e ricorrenti. Farsi identificare come utenti solvibili (e quindi accettabili), attendere il proprio turno, seguire le istruzioni, fruire del prodotto e pagare.
Anche il concetto di "viaggio" è stato pesantemente attaccato dalla surmodernità: grandi "nonluoghi" posseggono ormai la medesima attrattività turistica di alcuni monumenti storici. A proposito del più grande centro commerciale degli Stati Uniti d'America, il "Mall of America", che richiama oltre 40 milioni di visitatori ogni anno (molti dei quali ci entrano nel corso di un giro turistico), scrive il critico Michael Crosbie nella rivista Progressive Architecture: si va al Mall of America con la stessa religiosa devozione con cui i Cattolici vanno in Vaticano, i Musulmani alla Mecca, i giocatori di azzardo a Las Vegas, i bambini a Disneyland. Anche i centri storici delle città europee si stanno sempre di più omologando, con i medesimi negozi e ristoranti, il medesimo modo di vivere delle persone e addirittura gli stessi artisti di strada. L'identità storica delle città ridotta a stereotipo di richiamo turistico.
L'identificazione dei centri commerciali come nonluoghi, tuttavia, è stata oggetto di messe a fuoco distinte da quella di Marc Augé: una ricerca effettuata in Italia su un vasto campione di studenti delle scuole superiori (Lazzari & Jacono, 2010) ha mostrato come i centri commerciali siano uno dei punti di ritrovo d'elezione per gli adolescenti, che li pongono al terzo posto delle proprie preferenze d'incontro dopo casa e bar. Secondo Marco Lazzari i "nativi digitali" sono nativi anche rispetto ai centri commerciali, nel senso che non li percepiscono come una cosa altra da sé: sfuggendo la retorica del nonluogo e ogni snobismo intellettuale, i ragazzi sentono il centro commerciale come un luogo vero e proprio, di frequentazione non casuale e non orientata soltanto all'acquisto, dove si può esprimere la socialità, incontrare gli amici e praticare con loro attività divertenti e interessanti. Lo stesso Augé, in effetti, ha successivamente convenuto che "qualche forma di legame sociale può emergere ovunque: i giovani che si incontrano regolarmente in un ipermercato, per esempio, possono fare di esso un punto di incontro e inventarsi così un luogo".
Da wikipedia
giovedì 21 luglio 2011
Paesaggi, identità e comunità
Ho partecipato occasionalmente alla presentazione del piano per l'assegnazione del Piano Unesco, Aquileia.
Mi pare interessante appuntare alcune considerazioni sulla questione della Governance del Paesaggio.
Il Concetto di Paesaggio: intervista a Luisa Bonesio
Mi pare interessante appuntare alcune considerazioni sulla questione della Governance del Paesaggio.
Il Concetto di Paesaggio: intervista a Luisa Bonesio
mercoledì 13 luglio 2011
venerdì 8 luglio 2011
Ugo Morelli: la mente e il paesaggio

Come è articolato il legame di meraviglia che stabiliamo con i fenomeni del mondo? Come applicare alla natura al paesaggio, all'aperto, i criteri estetici che di solito si applicano all'arte al la musica alla pittura? Come fa l'uomo ad un certo punto della sua storia a scoprire il paesaggio? Lo chiediamo a Ugo Morelli, docente di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni all'Università di Bergamo e autore di: Mente e paesaggio.
Siti interessanti:
Scuola per il gorverno del Territorio e del Paesaggio
Mentepaesaggio
Titolo Mente e paesaggio. Una teoria della vivibilità
Autore Ugo Morelli
Editore Bollati Boringhieri, 2011
ISBN 8833922219, 9788833922218
Lunghezza 177 pagine
Recensioni
Ognuno di noi ha un paesaggio nella mente e nel cuore. Un luogo dell’anima a cui è legato per origine o per scelta. O per tutte e due le cose. Che cosa ci incanta del paesaggio? Quali sono le ragioni che lo fanno somigliare a un’opera d’arte creata per noi dalla natura? Un luogo di elezione che assume a volte il timbro di una sinfonia e ci consegna il conforto di un calore quasi materno? Se si approfondiscono questi temi, come si fa in questo libro usando, tra l’altro, le vie delle scienze cognitive, il paesaggio diviene spazio di vita che connette il mondo esterno con il nostro mondo interno. Il paesaggio è sia dentro che fuori di noi e, mentre lo creiamo con la nostra immaginazione, a sua volta influenza i nostri stati d’animo, la qualità della nostra vita e la vivibilità nostra e della nostra specie. Ora che la nostra specie rischia la propria vivibilità sul pianeta terra, il paesaggio da sfondo assume una centralità che è figlia della malinconia e di un senso di perdita e che richiede un profondo cambiamento di idee e di comportamenti.
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